Giornata di Spiritualità per adolescenti e giovani al Seminario Vescovile di Aversa (CE)
Nella giornata di ieri, il Seminario Vescovile di Aversa ha accolto adolescenti e giovani per un intenso ritiro spirituale di Avvento, tempo favorevole per fermarsi, ascoltare e lasciarsi interrogare.
Ospite dell’incontro è stata sr. Alice Callegari, Figlia della Chiesa, originaria di Treviso e attualmente in comunità a Roma, che ha guidato i partecipanti in un percorso profondo e concreto sul desiderio, sull’attesa e sulla vocazione.
Il filo conduttore della giornata è stato racchiuso in u’espressione tanto semplice quanto esigente:
“Ravviva il dono di Dio che è in te” (2Tm 1,6). Un invito che non richiama a fare di più, ma a tornare all’essenziale, a riconoscere ciò che già abita la vita di ciascuno.
Avvento: un tempo che dà senso
Sr. Alice ha presentato l’Avvento come il tempo in cui cresce ciò che attendi, paragonandolo a una sorta di punteggiatura dell’esistenza: un tempo che rallenta il ritmo, ridà senso alle frasi della vita e le sottrae all’ansia della fretta e della prestazione. In un mondo che chiede risultati immediati, l’Avvento educa al tempo di Dio, un tempo che matura nel silenzio e nella fedeltà quotidiana. È in questo orizzonte che risuona una domanda decisiva: Qual è il tuo desiderio?
Non un desiderio superficiale, ma quello per cui saresti disposto a giocarti l’intera vita. Un desiderio che, in fondo, conduce tutti allo stesso punto: essere felici, e dunque essere amati per ciò che si è, non per ciò che si fa. «Sei amato al di là di quello che fai», ha ricordato più volte sr. Alice, invitando ciascuno a sostare in ciò che sente mancare, senza fuggire.
L’arte dell’attesa
Un passaggio centrale del ritiro è stato dedicato al tema dell’attesa, a partire dal brano dell’Annunciazione (Lc 1,26-38). Maria è stata indicata come modello non di passività, ma di disponibilità: una donna che sa stare dentro ciò che non comprende fino in fondo e che, proprio per questo, può dire: “Avvenga di me secondo la tua parola”. Attendendo, Maria non diventa un burattino nelle mani di Dio, ma una persona libera, capace di fidarsi. L’attesa, allora, non è immobilismo, ma uno stare vigili dentro la realtà.
Vegliare e rallentare
Tra le parole chiave consegnate ai partecipanti, ne sono emerse due particolarmente significative: vegliare e rallentare.
Vegliare non significa vivere nell’ansia o nella paura, ma imparare a riconoscere i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana: nelle piccole attenzioni, nelle relazioni, nella gratuità che spesso diamo per scontata.
Rallentare diventa così una scelta necessaria: solo chi rallenta può accorgersi che tutto è Grazia. E può riconoscere una verità fondamentale: ognuno ha un dono ed è un dono per altri. L’amore non va meritato, ma accolto e vissuto rispondendo alla propria vocazione.
Domande che svegliano
Nel corso della mattinata, ai partecipanti non sono state consegnate risposte preconfezionate, ma domande capaci di aprire spazi interiori. Domande semplici solo in apparenza, ma profondamente esigenti: Dove corro troppo? Cosa perdo correndo? Cosa potrebbe nascere se rallentassi?
Interrogativi che spostano l’attenzione non su ciò che manca, ma sul ritmo con cui si vive. Spesso, infatti, la corsa non è segno di slancio vitale, ma una fuga silenziosa: si corre per non fermarsi, per non ascoltare le proprie fragilità, per non fare i conti con ciò che abita il cuore. Eppure è proprio lì, in ciò che evitiamo, che Dio spesso attende.
Rallentare, allora, non è un limite, ma una scelta spirituale. È riconoscere che alcune lentezze non sono difetti da correggere, ma spazi necessari per comprendere dove stiamo andando davvero. È domandarsi dove la vita chiede meno prestazione e più presenza, meno controllo e più fiducia.
In questo senso, il ritiro ha invitato ciascuno a individuare i luoghi concreti in cui è urgente rallentare: nelle relazioni, nelle scelte, nel modo di abitare il tempo e le responsabilità. Perché solo fermandosi è possibile accorgersi di ciò che si sta perdendo correndo, e di ciò che potrebbe nascere dando tempo al desiderio di prendere forma.
Questa sosta consapevole non addormenta, ma sveglia. È lo spazio in cui la vita torna a parlare e in cui il Signore può farsi riconoscere, non nel rumore delle urgenze, ma nella verità di ciò che conta davvero.
Tra attesa e decisione
Infine, uno sguardo equilibrato tra il rallentare e il decidere. L’attesa non può diventare alibi per non scegliere. Giuseppe, con la sua capacità di prendere decisioni concrete, è stato indicato come modello di un discernimento che sa tenere insieme fiducia in Dio e responsabilità personale.
Il ritiro si è concluso lasciando nei cuori una sintesi semplice e potente: l’Avvento è il tempo in cui rallenti, vegli e impari ad attendere; è il tempo in cui il desiderio prende forma e scopri che non devi meritare l’amore, ma solo ravvivare il dono che sei.
Parole che restano, come un invito a vivere questo tempo non come una corsa verso il Natale, ma come un cammino di ritorno all’essenziale.
Vincenzo Castellone

